In cui si racconta dell’incontro di Mandel’štam con il Teatro ebraico statale in tourné a Kiev nel 1926, di come quegli spettacoli fecondarono la sua coscienza ebraica, e di come io trovai una famiglia fra gli amici ebrei kieviani.
In cui si racconta di come portai i saluti di Cesare al suo amico scultore e di come Stalin volle che anche la nazione ebraica avesse nell’URSS una regione tutta sua.
In cui si racconta di come gli studenti dovettero abbandonare anticipatamente l’obščežitie a causa dei restauri in vista dei XXII giochi olimpici, di come mi stavo camaleontizzando e di come chiesi a un dottorando in geografia di mostrarmi Kiev.
Kiev 1926-1980 raccoglie una serie di rievocazioni – riflessioni messe in moto dalle notizie dei bombardamenti su Kiev, la città in cui soggiornai per un anno durante la stesura della mia tesi di laurea in russo. Unisce questi pezzi il desiderio di ricollegarmi a un periodo della mia vita che si è andato comprimendo sotto scelte di lavoro e di studio che hanno lasciato ricordi frammentari e tuttavia avvolti in un alone di preziosa intensità, qualcosa a cui ho sempre sentito di dovere molto.
Amo le serie mediche con gli specializzandi. Mi piace osservare la vita che cresce, guidata da mentori esperti nel tendere invisibili ma robuste reti per proteggerla dalle conseguenze degli errori. Mi piace il percorso verso l’adultità, disseminato di buche, e di dossi che nascondono, per un tratto del viaggio, l’orizzonte.
Così appariva nei primi giorni della guerra all’Ucraina la home page della Biblioteca Virtuale Russa, una di quelle meritevoli iniziative con cui la Russia mette gratuitamente a disposizione il proprio patrimonio letterario. La RVB permette di scaricare, senza obbligo di registrazione, le edizioni critiche dei classici russi dal XVIII al XX secolo, con particolare attenzione […]
Dalla denuncia di T. Scarpa sulla svendita di Venezia ai privati, passando per l’inutilità nell’ultimo ventennio della protesta pubblica al ricentramento sul proprio ruolo privato, come insegna E.R.
Vedo le prime stagioni di E.R. a un quarto di secolo dalla loro messa in onda. Non le trovo datate, anzi. Probabilmente E.R. ha infuso nel medical drama elementi nuovi, che saranno ripresi nei migliori esempi degli anni seguenti. Venticinque anni sono pochi e anche tantissimi. Gli operatori al desk dell’accettazione stanno imparando a usare […]
Ambientato nel 1832 a Halifax (Yorkshire occidentale, terra delle sorelle Brontë), Gentleman Jack narra la storia di Anne Lister, erede del casato di Shibden Hall, una donna che divide il suo tempo fra viaggi all’estero e l’intraprendente amministrazione della tenuta dalle cui rendite ricava i mezzi per potersene periodicamente allontanare.
Nella foto Lisa Marcelli sostiene l’avvocato Vinci in preda a un attacco di claustrofobia. Lisa è la protagonista della serie Non dirlo al mio capo (Rai 1 2016 e 2018), un personaggio che suscita empatia per la sua tenacia nel conciliare lavoro e famiglia senza mai rinunciare alla propria umanità.