Può uno spot essere controculturale?

Sabato mattina.
Ascolto su Prima pagina, il programma di lettura dei quotidiani su Radio Tre, la notizia, presa da La Stampa, che a causa del brusco incremento dei contagi Covid nel paese, l’Accademia svizzera delle scienze mediche e la Società svizzera di medicina intensiva hanno concordato un documento sul Triage dei trattamenti di medicina intensiva in caso di scarsità di risorse. Il documento stabilisce la possibilità di negare la rianimazione polmonare agli ammalati di Coronavirus di oltre ottantacinque anni, oppure a quelli di età superiore ai settantacinque se affetti da almeno una grave patologia e con sopravvivenza stimata a meno di 24 mesi.
Nella seconda parte della trasmissione, dedicata al dialogo con gli ascoltatori, chiama Elena di Pordenone, una donna di sessantanove anni che dice di apprezzare la scelta della Svizzera perché mette almeno nero su bianco le condizioni di accesso ai trattamenti salvavita in età avanzata. Elena e i coetanei che frequenta si sentono vittime di ghettizzazione sociale, di una ostilità strisciante da parte dei giovani per la colpa di essere vecchi. L’invito stai a casa che sei vecchia le è stato rivolto da un giovane a cui aveva chiesto di tirarsi su la mascherina. Elena si chiede se, oltre a fare già una vita molto penalizzata, i vecchi dovrebbero anche sentirsi in colpa di ricorrere a prestazioni sanitarie pagate con una vita di lavoro.
Più tardi vengo agganciata e letteralmente commossa dall’ultimo spot Tena Lady, Senza età, che mostra cinque donne mature con indosso solo la biancheria intima. Riprese di corpi non più giovani ma, dice la voce fuori campo, ancora sensibili, capaci di godere del sesso che lascia le gambe molli (risata sbarazzina, un po’ colpevole, un po’ sfrontata), bacini che ancheggiano al ritmo della musica, occhi che parlano nello specchio, mani che accarezzano. Queste donne soffrono di incontinenza che chiamano le gocce della risata o dello starnuto, donne anziane che non fingono di essere giovani, che stanno nei loro corpi meglio ora che vent’anni prima, donne a loro agio con se stesse. Le vediamo muoversi in appartamenti un po’ scialbi e demodé, capelli tinti con ricrescita, sbiaditi o troppo colorati, pelle pallida, rugosa e infloscita, pelle scura e tesa, pelle di donne che hanno vissuto, con le smagliature e i buchi della cellulite. Il nostro corpo cambia perché cambiare anche noi? questo il retorico, ma non tanto, interrogativo su cui chiude lo spot.
Mi chiedo se non mi sia emozionata per qualcosa di più dell’identificazione. E mi dico, il corpo femminile invecchiato si mostra nei film grotteschi o drammatici, non in uno spot. La pubblicità è il luogo del corpo levigato e anonimo, del bianco e del pulito che non esistono, dei tranci di carne perfettamente rossa e senza traccia di grasso, delle case immuni dal disordine della vita o riordinabili con un colpo di bacchetta magica, la stessa che cancella le macchie più ostinate, improvvisa una cena, neutralizza l’odore delle secrezioni corporee per un numero indefinito di ore, e infine l’unico luogo dove l’immagine sulla confezione non è puramente indicativa ma corrisponde esattamente al prodotto. Nella pubblicità è norma non mostrare il corpo femminile logorato, sciupato, vissuto. I volti rugosi e sorridenti sono buoni solo per suggerire la saggezza e l’affidabilità di nonne, contadine, massaie… che parola! Da pin-up a nonna Rita cinta da grembiulone passando per qualche maliarda malamente rifatta.
Ma questa è pubblicità progresso! mi viene da pensare. E scopro che si tratta di uno spot d’autore, firmato niente meno che dal regista premio Oscar Yorgos Lanthimos che ha voluto riprendere queste donne nelle loro abitazioni. Un minuto di cinéma vérité deciso a mostrare l’osceno, il fuori scena, il corpo femminile stropicciato ma ancora capace di godere e piacersi. È stata questa scheggia di verità infilzata nel regno dell’illusionismo commerciale a cogliermi di sorpresa, l’inatteso cambio di sguardo.
Forse mi sento così toccata perché Tena Lady fa quello che gli organi decisionali del nostro paese non riescono o non osano fare, e cioè affrontare la vecchiaia a viso aperto, con rughe e cedimenti strutturali, quali appunto l’incontinenza? Forse perché, affrontando in modo diretto la vecchiaia, questo spot è portatore di un coraggio morale che la politica non ha?
Se è vero che la vecchiaia è la terra di mezzo fra la vita e la morte, le donne a cui sono rivolti i prodotti Tena sono sì invecchiate ma fanno ancora sesso, stanno bene con se stesse e sanno sorridere della loro condizione. Rappresentano una vecchiaia ancora pienamente viva e vitale. La vecchiaia non è mai solo una questione di quanto si è vecchi o di quanta salute si goda: un vecchio in perfetta salute sa comunque di avere imboccato l’ultimo tratto di strada. Una consapevolezza che si accentua in situazioni di emergenza sanitaria come quello in cui ci troviamo.
Ripensando a Elena che telefona alla radio, forse il suo apprezzamento per la medicina svizzera che si dà dei criteri per ammettere un malato anziano Covid in terapia intensiva sta nel fatto che quel paese ha affrontato il problema, anziché eluderlo. Elena non dice che la scelta della Svizzera è giusta, ma ci lascia immaginare che se lei abitasse in quel paese saprebbe con chiarezza di avere diritto a questo tipo di prestazione terapeutica, mentre, tiro a indovinare, sua madre ne sarebbe esclusa. E sulla base di questa chiarezza potrebbe regolare il suo comportamento. Fingere che la vecchiaia sia solo il sorriso della nonna che non ha bisogno di rammendare la sua biancheria perché la sa proteggere dagli sbiancanti troppo aggressivi, non ci aiuta a compiere scelte di principio che favoriscono la vita.