Finestre

Il blog di Michela Zernitz

Scarabocchi 1 – Alberi

È partito tutto domenica 6 dicembre, nel seminario di calligrafia gestuale, su Meet. Qui una giornata umida e piovosa, mentre dalle finestre dell’altra studentessa, collegata dalla Turchia, entrava il sole. Siamo uscite a copiare un albero o una sua parte. Lale è rimasta a osservare un ramo spoglio su cui si gonfiavano le protuberanze di minuscole gemme. Io ho provato a seguire il profilo delle chiome dei pini marittimi davanti ai giardinetti reali. Sulle rive della laguna i pini marittimi non hanno mai il tronco diritto, ma inclinato dal vento. Crescono sbilanciati in tutto il tronco o, a volte, in un singolo ramo che si sviluppa proteso verso l’acqua, parallelo al suolo. I pini marittimi uniscono le chiome in una coltre ondulata che ripara il terreno dalle calure estive.

A volte però è l’intero tronco a piegarsi e a crescere in orizzontale e l’uomo, o meglio l’amministrazione pubblica addetta alla manutenzione del poco verde della città, si mostra soccorrevole e fornisce ai pini sciancati solide grucce sulle quali capita che altri umani installino cassette con funzioni varie. Mi sono poi soffermata sulla corteccia, quella che sembra un’unica superficie mentre in realtà è un mosaico di tessere sconnesse dalla spinta dell’accrescimento, spesse e stratificate. Come le nostre rughe, ho pensato. Ma un albero invecchia o continua a crescere? Quando si decide che un albero sta invecchiando? O la vecchiezza e la morte sono il risultato dell’attacco di bufere o parassiti e quindi l’albero avrebbe in sé il seme dell’infinito?Cercando di conservare le sensazioni legate all’osservazione e il gesto nel tracciare i segni sulla carta, siamo passate alla scrittura di una frase ispirata agli alberi. A wood is not a set of trees as a word is a set of letters. A wood is a community of trees. E poi la scelta di una sola parola, community. Ma anche una frase in fondo è una comunità di parole. Tenerlo presente aiuterebbe a scrivere e parlare in modo più organico, unitario, armonioso?

Abbiamo continuato a scrivere cercando di modificare le forme. Poi, raccolte le tavole, le abbiamo tagliate in due e poi ancora in due, con l’obiettivo di trovare nuovi equilibri tra le parti. Quello era il gioco comporre sulle pagine di un libretto nuovi accostamenti di frammenti diversi.

Eppure non ero soddisfatta, non c’era stato, almeno per me, vero passaggio dalla forma organica alle lettere. Riguardando le tavole, dalla cartellina sono scivolate fuori delle foglie di ginkgo biloba che avevo messo a seccare tra la carta due autunni prima. Ripartire dalle foglie?

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