Saffo e Dio, pericolosamente insieme

Ambientato nel 1832 a Halifax (Yorkshire occidentale, terra delle sorelle Brontë), Gentleman Jack narra la storia di Anne Lister, erede del casato di Shibden Hall, una donna che divide il suo tempo fra viaggi all’estero e l’intraprendente amministrazione della tenuta dalle cui rendite ricava i mezzi per potersene periodicamente allontanare. Anne è una quarantenne dal piglio mascolino (da cui il popolare soprannome di Gentleman Jack), curiosa di ogni sapere, lettrice di ogni trattato, dall’agronomia alle tecnologie minerarie, anticonformista nella sua capacità di trattare da pari a pari con gli uomini e addossarsi incombenze ritenute di esclusiva pertinenza maschile, nei suoi modi schietti e nel suo perseguire con discrezione ma slancio appassionato l’amore per le donne.
Anne Lister è un personaggio storico la cui esistenza è uscita dai confini della storiografia locale e divenuta accessibile ai non specialisti solo alla fine del secolo scorso, in seguito alla pubblicazione di una piccola parte dei suoi diari nel volume I Know My Own Heart (a cura di Helena Whitbread, Virago 1988), successivamente resi popolari dal film televisivo The Secret Diaries of Miss Anne Lister (BBC 2010). La pubblicazione integrale dei diari ha rappresentato un compito per lungo tempo inaffrontabile innanzitutto a causa della mole, circa quattro milioni di parole, e della documentazione (benché in codice) delle sue relazioni intime con donne. Il lavoro di selezione operato da Helena Whitbread, e sul quale si basa la serie, ha portato alla luce una insospettabilmente precoce testimonianza di storia lesbica, in un epoca in cui i legami femminili erano velatamente etichettati come romantic friendships. Del resto le unioni fra donne non erano prese altrettanto seriamente dell’omosessualità maschile, la cui pratica esponeva al rischio dell’impiccagione.

Anne Lister nacque nel 1791, nel pieno fervore tecnologico degli albori dell’industrializzazione. Nacque sei anni prima di Mary Shelley, la cui madre, la pensatrice Mary Wollstonecraft, pubblicò nel 1792 un saggio in difesa dei diritti delle donne, primo fra tutti il diritto a un’istruzione che ne formasse il pensiero razionale senza il quale, sosteneva, il contributo femminile alla società era condannato a rimanere confinato all’ambito domestico. Lister si inserisce a pieno titolo nella linea delle emancipate seguaci del razionalismo illuminista, che comprendeva però una percentuale minoritaria delle sue contemporanee, essendo le file della borghesia e della piccola aristocrazia popolate di creature femminili di tutt’altro genere.
Nel seguire la protagonista viaggiare in carrozza – e financo condurla – nella campagna inglese ancora non vulnerata dall’imminente avvento della ferrovia e frequentare salotti tardo georgiani animati da signore ingabbiate in vesti voluminose, la mente corre ai romanzi di Jane Austen, le cui trame ruotano attorno all’incessante maneggio di madri e zie della piccola nobiltà terriera volto a salvare dallo zitellaggio figlie e nipoti. Il netto smarcarsi del comportamento di Lister dalle convenzioni del primo Ottocento non fa che metterne in risalto la personalità eccezionale.
Se è comprensibile che il mondo lesbico si sia appropriato di Lister quale precorritrice dell’affermazione del diritto all’omosessualità femminile, a mio parere la serie a lei dedicata travalica, pur senza evitarla, una visione di genere, facendo di questa donna volitiva e passionale un essere umano determinato a non sottrarsi al destino riservatole dalla natura.
All’inizio del terzo episodio, Anne confida all’anziana zia Lister, l’unica persona della famiglia che la ama per quello che è, di intravedere nella ventinovenne miss Walker una compagna con cui dividere la vita. Dopo averla ascoltata, la zia le fa notare che una simile prospettiva non farebbe una piega se lei… fosse un uomo. La risposta di Anne è schietta e priva di vittimismo.
La natura si prende crudelmente gioco di me, non è vero? Imprigiona uno spirito come il mio in questa figura che invece mi obbliga a indossare fronzoli e sottoabiti, ma io non mi farò piegare.
E quando la zia la mette in guardia dalla crudeltà della gente di provincia, Anne dichiara il suo distacco:
Loro non possono ferire me (in inglese: They can’t touch me, non possono toccarmi).

La forza esistenziale del personaggio Lister, e del suo incorruttibile sistema etico, poggia sull’intima certezza che la sua originale natura sia stata espressamente voluta da Dio. Sentire il proprio desiderio come parte del disegno divino delle cose conforta Lister nel suo pieno diritto a essere nel mondo. Definire innaturali le sue inclinazioni significa non accettare la sconfinata varietà del creato. Per questa donna la fede non è oscurantismo morale, bensì esercizio della libertà e della conoscenza, che include l’indagine scientifica le cui scoperte altro non fanno che fornire nuove prove della prodigiosa dovizia e complessità dell’opera divina. Una posizione esplicitata nel quinto episodio, quando Lister propone a Miss Walker il sacramento del matrimonio sotto forma di un privato giuramento sulla Bibbia accompagnato dallo scambio di anelli. E più avanti, dopo che la giovane chaperon affiancata a Miss Walker l’ha messa al correntre delle conseguenze penali dell’omosessualità, esasperandone il conflitto interiore, assistiamo alla scena in cui, con pacato accaloramento, Lister torna a spiegare all’amata i motivi per cui vuole che la loro unione sia benedetta da Dio, dal quale solo emana la forza per affrontare le avversità della vita e per essere felici entro i limiti in cui un’unione fra persone dello stesso sesso può esserlo.
Abbi un po’ più di coraggio Ann […] noi non abbiamo commesso alcun crimine, non finiremo sul patibolo, e comunque sia, se invece fosse un crimine, se mai lo diventasse, beh allora, io stessa mi presenterei al patibolo. Perché io amo soltanto ed esclusivamente il gentil sesso. Il mio cuore aborre ogni altro tipo di amore. I miei sentimenti sono costanti e immutati sin dall’infanzia. Perché io sono nata così, e agisco in base a come Dio mi ha creato. Se andassi a letto con un uomo, quello sarebbe innaturale, quella sarebbe un’offesa al Signore. Perché Lui ha voluto ciascuno di noi, con la nostra ricchezza e varietà. Anche tu sei così, tu me l’hai detto, trovi ripugnante l’idea di avere un certo tipo di contatto con l’altro sesso. Non lasciare che qualcuno ti metta contro di me. E anche contro di noi.
Le singolarità della natura non riguardano solo le direzioni del desiderio amoroso, bensì tutto il nostro essere al mondo che quotidianamente ci sollecita a confluire in modelli precostituiti, a scapito delle nostre predisposizioni, eccentricità e costitutive incoerenze. Rispondiamo a tale spinta ora conformandoci, ora rivendicando gli steccati del nostro giardino identitario, sia esso di natura etnica, religiosa, sessuale, professionale ecc. Steccati che, per loro natura, chiudono e alimentano il conflitto. Fissare il volto imperfetto di Suranne Jones, la chioma scura sacrificata in rigidi boccoli incollati alle tempie, mentre ascoltiamo l’accorata esortazione Abbi un po’ di coraggio, Ann… ci scuote e ci fa sentire perfette così come siamo, come bello e perfetto, sì perfetto, perché lo è, il viso di questa donna coraggiosa. Non correggendo ma portando a compimento. Diventare se stesse richiede il coraggio della libertà di essere senza escludere.
Viaggiatrice, lesbica, proprietaria terriera, sfruttatrice di manodopera minorile, emula dell’alta società, Anne Lister ci sprona a seguire la sua strategia di vita, ad attraversare il mondo a testa alta, proteggendo la propria essenza sotto una corazza di sobri indumenti neri sui quali la malevolenza della gente scivola via come l’acqua dal piumaggio degli uccelli marini. Non intaccate da sentimenti di rancore o rivalsa, le energie di Lister rimangono integre, il suo sguardo si conserva lucido, la sua comprensione delle persone equanime, e il suo desiderio di riparare ai torti patiti dai deboli ardente.
Le scene d’amore tra queste due donne ci si consegnano come commoventi doni d’amore, d’amore appunto. La separazione così frequente tra sentimento e atto fisico, qui si sutura in una perfetta unione, grazie alla inondante passione di Lister, al fanciullesco abbandono di Walker, alla risucchiante recitazione di Suranne Jones, al trepidante e commosso ascolto dell’anziana zia (Gemma Jones), e alla profonda intuizione psicologica della creatrice, Sally Wainwright.
P.S. Gentleman Jack è una coproduzione BBC One – HBO andata in onda nel Regno Unito nel 2019 e a marzo di quest’anno in Italia su LaF. Miss Ann Walker è interpretata da Sophie Rundle.
Su Anne Lister in italiano è disponibile il testo di Angela Steidele, Nessuna mi ha mai detto di no. Anne Lister e i suoi diari segreti (tit. originale: Anne Lister Eine erotische Biographie, Berlino 2017, traduzione e cura di Margherita Giacobino, Somara!Edizioni 2020). In inglese si possono leggere le due successive raccolte dai diari sempre curate da Helena Whitbread: The Secret Diaries of miss Anne Lister (Virago 2010), che coprono gli anni 1816-1824, e No Priest but Love (Virago 2020), anni 1824-1826.