Resistenza russa – Il ritorno di OVD-Info

© OVD-Info
Eravamo rimasti alla notizia che il 25 novembre del 2025 OVD-Info era stata privata della possibilità di ricevere donazioni da parte di residenti nella Federazione Russa. Lo staff invitava però alla prudenza anche i donatori dall’estero. Dopo qualche mese, esattamente il 4 giugno 2026, OVD-Info è stata inserita nel registro “dei terroristi e degli estremisti”, ciò che ha comportato il blocco di sue numerose attività per il timore di mettere nei guai collaboratori operanti in Russia e donatori residenti all’estero. Rimanere in contatto con una associazione incriminata di estremismo e terrorismo può avere conseguenze, innanzitutto per il cittadino russo ma anche per chi frequenta o intende recarsi in quel paese. Il brusco ridimensionamento delle attività dell’organizzazione è stato avvertito anche da chi, come me, segue OVD-Info da remoto. Per esempio ho smesso di ricevere la loro newsletter e il servizio Vestočka, di cui avevo da poco iniziato a servirmi, è risultato inattivo.
Vestočka è una piattaforma escogitata dalle menti di OVD-Info, che il governo russo cerca con ogni mezzo di ridurre al silenzio e all’inattività, per facilitare l’invio di lettere ai detenuti vittime della repressione ideologica. Chi approda a Vestočka viene incoraggiato a scegliersi un compagno di penna dalle parole di Michail Žarikov, l’arbitro di hockey di Nižnyj Novgorod condannato a cinque anni e dieci mesi per avere rilasciato dichiarazioni contro la guerra. Dice Žarikov: “Stai facendo per un detenuto la cosa più importante: leggere la tua lettera e poi risponderti lo trasporta fuori dalle mura della cella negli spazi della libertà”. Vestočka fornisce una lista di reclusi, con foto, nome, cognome, data di nascita e una sintesi della loro vicenda giudiziaria. Fornisce inoltre indicazioni sul contenuto della lettera, sulle domande e le dichiarazioni da evitare per non incorrere nelle cancellazioni della censura. Chi avvia una corrispondenza con un detenuto riempie almeno un po’ del vuoto che l’arresto gli ha creato intorno perché anche i parenti più stretti, temendo di richiamare su di sé le indesiderate attenzioni delle autorità, tendono a interrompere ogni contatto con i reclusi.

Il sistema della delazione volontaria è di nuovo attivo, soprattutto da parte di chi ha servito nell’esercito o semplicemente nutre forti sentimenti patriottici. E spesso non serve essere stati testimoni della dichiarazione incriminante di qualcuno per denunciarlo. Molti si trovano la polizia alla porta dopo avere espresso critiche all’Operazione Militare Speciale sul social VKontakte, l’unico consentito nella Federazione Russa dopo la chiusura di Instagram e Facebook. O anche solo per aver diffuso informazioni sulla situazione al fronte o sul numero di vittime russe. Il video antibellico di Žarikov, per esempio, era stato postato in stato di profondo turbamento emotivo dopo che l’uomo aveva visto foto delle città ucraine distrutte dagli attacchi missilistici, stato d’animo amplificato dall’assunzione di una straordinaria quantità di birra. Così che, quando gli agenti gli hanno presentato il video postato su VKontakte, a cui li aveva condotti la denuncia di un veterano invalido, Žarikov non ne conservava memoria. Ci sono poi numerosi testimoni di Geova condannati per partecipazione ad organizzazioni estremiste/terroriste, giovani accusati di atti contro la morale, turbamento dell’ordine pubblico, graffiti di protesta…
Mi è difficile scegliere un amico di penna fra quei volti. E poi il dubbio di saper trovare le parole e il tono giusto dalla libertà in cui mi trovo a una persona rinchiusa in cella, di età e retroterra diversissimi dal mio. Mi sono perciò scelta un falegname a cui nessuno aveva mai scritto. Prevedendo infatti l’imbarazzo della scelta, Vestočka indica anche i maggiormente bisognosi di un contatto.
Ma dopo un paio di lettere a questo falegname seguace dei Vecchi Credenti, il movimento scismatico non riconosciuto dal Patriarcato di Mosca, alle quali avevo ricevuto regolare risposta, il servizio Vestočka diventa improvvisamente inaccessibile. Escluso che fosse il mio motore di ricerca a non rendere possibile l’accesso, non mi resta che chiedere chiarimenti alla squadra di OVD-Info la cui risposta non si fa attendere: Vestočka è bloccata e non sanno se e quando potrà rientrare in funzione. C’è però la possibilità di scrivere al mio corrispondente usando una delle due piattaforme ufficiali per l’assistenza dei detenuti da remoto. Il Centro di detenzione preventiva presso il quale si trova il mio corrispondente in attesa che la sua condanna diventi definitiva è servito dalla piattaforma Zonatelekom (ZT), un servizio informatico di grande efficienza, come avrò modo di verificare, che smista la corrispondenza elettronica a una rete capillare di istituti penali. Chi si registra su ZT può scrivere a uno o più reclusi una lettera in formato elettronico, alla quale si possono allegare immagini, un contributo in denaro o bollettini di informazione, giochi enigmistici e altre amenità pensate per riempire il tempo libero di questi sventurati in attesa di condanna definitiva.

Una volta superato il vaglio della censura, la lettera viene consegnata al detenuto al quale il mittente avrà fatto pervenire anche uno o più moduli per la risposta da scrivere a mano. Il testo del detenuto, dopo il transito per la censura, viene scansionato e reso disponibile in formato pdf dalla pagina personale del soggetto registrato sulla piattaforma ZT. Mediante l’invio di email, ZT comunica puntualmente il progresso della corrispondenza. Tutto questo ha un costo. Quello di una lettera di una cartella, con qualche foto allegata più un paio di moduli per la risposta, si aggira sui cinque euro. L’operazione di può richiedere diversi tentativi, per mia esperienza la carta di credito non russa viene accettata preferibilmente in momenti di scarso traffico, dopo le 23. Il servizio Vestočka è invece gratuito, i costi di intermediazione evidentemente sostenuti da OVD-Info che si mantiene con le donazioni, ormai possibili solo dall’estero. Ma anche su questo punto le raccomandazioni di OVD-Info ai suoi sostenitori indicano l’elevato rischio che rappresentano i contatti con una organizzazione ufficialmente classificata come estremista/terrorista, che vanno quindi evitati se si pensa di avere necessità di viaggiare nella Federazione Russa. Qualora poi si ottenga il visto, è opportuno cancellare ogni riferimento a OVD-Info, donazioni comprese, dai propri dispositivi elettronici, meglio ancora usarne di puliti per entrare nella Federazione Russa.
Pochi giorni fa ricevo da OVD-Info una mail che informa di aver concluso una fase di riorganizzazione dopo la condanna del giugno scorso che la aveva costretta al blocco quasi totale delle attività, prima fra tutte l’assistenza legale alle vittime della persecuzione di stato. Anche la newsletter era stata sospesa perché l’agenzia informatica che la gestiva da quattordici anni aveva unilateralmente rescisso il contratto. Sollecitati dalle lettere di decine di utenti di Vestočka, dispiaciuti di avere dovuto interrompere la corrispondenza con i detenuti, hanno riattivato anche questo servizio. Scrivere di OVD-Info è il mio modo di mantenere accesa la luce su chi in Russia, nonostante i rischi e le difficoltà, continua a battersi per le libertà civili e l’informazione libera. Volontari e attivisti coraggiosi sono numerosi nel paese, una resistenza sparsa che deve ingegnarsi per sgusciare fra le maglie della rete repressiva che si fa sempre più stretta attorno a chiunque si occupi di diritti negati. Tengono viva la parte migliore, più nobile e coraggiosa della tradizione russa, che ritengo abbia ancora molto da insegnare al nostro mondo, nel quale, in modi apparentemente non violenti, avviene una repressione non tanto del libero pensiero, quanto del pensiero stesso. Siamo infatti diventati docili prede non di una propaganda di stato, ma di un diffuso sicariato ad opera di agenzie di produzione di temi e strumenti di distrazione di massa. Ma fortunatamente anche da noi opera la resistenza silenziosa di milioni di volontari, circa cinque secondo il rapporto ISTAT del 2023, e di attivisti e di tutte quelle persone che, ignorando le sirene del profitto e le lusinghe della competizione senza scrupoli, si impegnano oltre il richiesto per supplire alle carenze di uno stato sempre meno sociale. Forse l’invito alla cooperazione internazionale per migliorare il mondo andrebbe così attualizzato: Volontari di tutto il mondo unitevi!